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Casella, Alfredo
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Alfredo Casella nacque a Torino il 25 luglio 1883 da Carlo, violoncellista e docente presso il Conservatorio della città, e Maria Bordino. Ricevette la prima formazione dai genitori, e in quanto alla musica, apprese a suonare il violoncello dal padre e il pianoforte dalla madre, che era stata allieva di Carlo Rossaro. Si trovò inoltre a contatto con gli esponenti di spicco dell’ambiente culturale torinese: la sua casa era frequentata regolarmente da Galileo Ferraris, Giuseppe Martucci, il violoncellista Alfredo Platti, padrino di battesimo di Alfredo. Quest’ultimo fino dall’infanzia decise di dedicarsi esclusivamente alla musica, e il 15 aprile 1894 debuttò in pubblico come pianista. Nel 1896 divenne per breve tempo allievo di pianoforte di Federico Bufaletti e intraprese lo studio dell’armonia con Giovanni Cravero. Dopo la morte del padre, avvenuta nell’agosto dello stesso anno, e nonostante le ristrettezze economiche che ne seguirono, la madre lo condusse a Parigi per permettergli di proseguire la propria formazione in un ambiente musicale più vivo e aggiornato. Dal mese di novembre frequentò il conservatorio parigino, dove studiò pianoforte con Louis Diémer, armonia e contrappunto con Xavier Leroux, composizione con Gabriel Fauré. Durante gli anni del Conservatorio entrò in contatto con Émile Zola, André Gide, Marcel Proust, Alphonse Daudet, Edgar Degas e strinse amicizia con Jean-Jacques Roger-Ducasse, Charles Koechlin, George Enescu, Maurice Ravel, Claude Debussy. Dal 1898 divenne accompagnatore abituale del baritono buffo Antonio Baldelli, da cui apprese a trattare il senso del comico e con il quale cominciò a farsi conoscere negli ambienti concertistici locali.
Nel 1902, conclusi gli studi, fu scritturato da Pierre Monteux presso il Casinò di Dieppe come pianista e, occasionalmente, direttore d’orchestra. Nel 1906 entrò a far parte come clavicembalista della Société des instruments anciens di Henri Casadesus. Nel 1907 sposò Hélène Kahn (1876-1952). Nello stesso periodo entrò in contatto con gli esponenti di spicco delle correnti musicali russe – Michail Balakirev, Alexander Glazunov, Nicolai Rimskij-KorsakovIgor Strawinsky –, Richard Strauss; stabilì una profonda amicizia con Gustav Mahler, della cui arte divenne promotore.
Nel 1911 fu nominato segretario della Société musicale indépendante e intraprese la carriera di insegnante presso il conservatorio di Parigi, assumendo per tre anni la supplenza della classe di pianoforte di Alfred Cortot. Tornò in Italia nel 1914 in occasione di una serie di esibizioni come pianista e direttore. Nel 1915 si stabilì a Roma, dove divenne titolare della cattedra di pianoforte presso l’Accademia di S. Cecilia, che mantenne fino al 1922. Nel 1917 fu tra i soci fondatori della Società nazionale di musica, divenuta poi Società italiana di musica moderna, preposta alla riscoperta del repertorio antico e alla promozione di quello contemporaneo. Divorziato dalla prima moglie nel 1919, nel 1921 sposò l’allieva Yvonne Müller, da cui nel 1928 ebbe l’unica figlia Fulvia. Nello stesso periodo intensificò la propria attività concertistica internazionale, diventando ospite fisso delle principali istituzioni statunitensi. Fondatore nel 1923, con Gian Francesco Malipiero e Gabriele D’Annunzio, della Corporazione delle nuove musiche, divenuta in seguito sezione italiana della Società internazionale per la musica contemporanea, Casella si dedicò a un’attività di organizzatore musicale condotta con lucidità, sensibilità, apertura mentale. Nel 1930 organizzò a Venezia il primo Festival internazionale di musica contemporanea, che lo espose ad accuse di esterofilia e a una campagna diffamatoria sempre più accesa. Nel dicembre dello stesso anno fondò inoltre il Trio Italiano con il violinista Alberto Poltronieri e il violoncellista Arturo Bonucci. Nel 1932 divenne titolare del corso di perfezionamento di pianoforte dell’Accademia di S. Cecilia, nel 1934 quello dell’Accademia Chigiana di Siena, dove avrebbe tenuto i corsi di direzione d’orchestra dal 1938 al 1840 e di estetica, storia e cultura musicale dal 1840, e dove nel 1939 fondò le Settimane musicali senesi dedicate al recupero della produzione italiana dei secoli passati. Lasciò l’insegnamento in seguito al manifestarsi di un cancro, in fase già gravemente avanzata, nell’estate 1942. Tuttavia, nonostante le sofferenze e il succedersi degli interventi chirurgici, proseguì le altre attività, assumendo la direzione artistica dell’Accademia filarmonica romana per la stagione 1946-1947 e comparendo per l’ultima volta in pubblico, come pianista, in un concerto di quell’istituzione tenutosi al Teatro «Eliseo» l’11 febbraio 1947. Morì il 5 marzo dello stesso anno.
Autore vivace e prolifico, Casella dedicò un gran numero di composizioni al proprio strumento, il pianoforte: in particolare, la Pavane op. 1 (1902), le Variations sur une chaconne op. 3 (1903), la Toccata op. 6 (1904), la Sarabande op. 10 (1908), la Berceuse triste op. 14 (1909), la Barcarola op. 15 (1910), le due serie di A la manière de…, op. 17 (1911) e 17 bis (1913, composta in collaborazione con Ravel), i Nove pezzi op. 24 (1914), la Sonatina op. 28 (1916), A notte alta op. 30 (1917), gli Undici pezzi infantili op. 35 (1920), i Due ricercari sul nome BACH op. 52 (1932), i Sei studi op. 70 (1944); le Pagine di guerra op. 25 (1915), Pupazzetti op. 27 per pianoforte a quattro mani. Si segnalano inoltre le opere La Donna serpente su libretto di Cesare Vico Ludovici op. 50 (Roma, 1932), La Favola d’Orfeo su libretto di Corrado Pavolini op. 51 (Venezia, 1932), Il Deserto tentato su libretto di Pavolini op. 60 (Firenze, 1937); Notte di maggio per coro e orchestra op. 20, su testo di Giosue Carducci (1913), la Missa Solemnis Pro Pace per soprano, baritono e coro op. 71, la commedia coreografica La Giara op. 41 (Parigi, 1924), il balletto infantile La camera dei disegni op. 64 (Roma, 1940); le tre Sinfonie op. 5 (1906), 12 (1809), 63 (1940), il divertimento Scarlattiana op. 44 per pianoforte e trentadue strumenti (1926), il Concerto per violino op. 49 (1928) e quelli per pianoforte, violino e violoncello op. 56 (1933), per violoncello op. 54 (1935), per pianoforte, archi, timpani e batteria op.69 (1943); la Barcarola e Scherzo op. 4 (1903) e la Sicilienne et Burlesque op. 23 (1914) per flauto e pianoforte, le due Sonate per violoncello e pianoforte, op. 8 (1906) e 45 (1926), la Sonata a tre per violino, violoncello e pianoforte op. 62 (1938), la Sonata per arpa op.68 (1943). Attivo anche come revisore e trascrittore, Casella fu autore delle monografie L’evoluzione della musica a traverso la storia della cadenza perfetta (1923), Il Pianoforte (1937), Strawinski (1947), La tecnica dell’orchestra moderna con Virgilio Mortari (1950), dell’autobiografia I segreti della giara (1941); collaborò con i periodici «L’Homme libre» (1913), «Ars nova» (1917-1919), «La Prora» (1924), «The Christian Science Monitor» di Boston (1924-29), «L’Italia letteraria» (1931-1936).
Nel linguaggio musicale di Casella convivono rielaborazione dei modelli del passato e tensione verso la più accesa contemporaneità, verso la ricerca del nuovo attraverso cui dare vita a uno stile autenticamente nazionale, tra sincero lirismo e atteggiamenti di bonaria ironia.

 

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Alfredo Casella nacque a Torino il 25 luglio 1883 da Carlo, violoncellista e docente presso il Conservatorio della città, e Maria Bordino. Ricevette la prima formazione dai genitori, e in quanto alla musica, apprese a suonare il violoncello dal padre e il pianoforte dalla madre, che era stata allieva di Carlo Rossaro. Si trovò inoltre a contatto con gli esponenti di spicco dell’ambiente culturale torinese: la sua casa era frequentata regolarmente da Galileo Ferraris, Giuseppe Martucci, il violoncellista Alfredo Platti, padrino di battesimo di Alfredo. Quest’ultimo fino dall’infanzia decise di dedicarsi esclusivamente alla musica, e il 15 aprile 1894 debuttò in pubblico come pianista. Nel 1896 divenne per breve tempo allievo di pianoforte di Federico Bufaletti e intraprese lo studio dell’armonia con Giovanni Cravero. Dopo la morte del padre, avvenuta nell’agosto dello stesso anno, e nonostante le ristrettezze economiche che ne seguirono, la madre lo condusse a Parigi per permettergli di proseguire la propria formazione in un ambiente musicale più vivo e aggiornato. Dal mese di novembre frequentò il conservatorio parigino, dove studiò pianoforte con Louis Diémer, armonia e contrappunto con Xavier Leroux, composizione con Gabriel Fauré. Durante gli anni del Conservatorio entrò in contatto con Émile Zola, André Gide, Marcel Proust, Alphonse Daudet, Edgar Degas e strinse amicizia con Jean-Jacques Roger-Ducasse, Charles Koechlin, George Enescu, Maurice Ravel, Claude Debussy. Dal 1898 divenne accompagnatore abituale del baritono buffo Antonio Baldelli, da cui apprese a trattare il senso del comico e con il quale cominciò a farsi conoscere negli ambienti concertistici locali.
Nel 1902, conclusi gli studi, fu scritturato da Pierre Monteux presso il Casinò di Dieppe come pianista e, occasionalmente, direttore d’orchestra. Nel 1906 entrò a far parte come clavicembalista della Société des instruments anciens di Henri Casadesus. Nel 1907 sposò Hélène Kahn (1876-1952). Nello stesso periodo entrò in contatto con gli esponenti di spicco delle correnti musicali russe – Michail Balakirev, Alexander Glazunov, Nicolai Rimskij-KorsakovIgor Strawinsky –, Richard Strauss; stabilì una profonda amicizia con Gustav Mahler, della cui arte divenne promotore.
Nel 1911 fu nominato segretario della Société musicale indépendante e intraprese la carriera di insegnante presso il conservatorio di Parigi, assumendo per tre anni la supplenza della classe di pianoforte di Alfred Cortot. Tornò in Italia nel 1914 in occasione di una serie di esibizioni come pianista e direttore. Nel 1915 si stabilì a Roma, dove divenne titolare della cattedra di pianoforte presso l’Accademia di S. Cecilia, che mantenne fino al 1922. Nel 1917 fu tra i soci fondatori della Società nazionale di musica, divenuta poi Società italiana di musica moderna, preposta alla riscoperta del repertorio antico e alla promozione di quello contemporaneo. Divorziato dalla prima moglie nel 1919, nel 1921 sposò l’allieva Yvonne Müller, da cui nel 1928 ebbe l’unica figlia Fulvia. Nello stesso periodo intensificò la propria attività concertistica internazionale, diventando ospite fisso delle principali istituzioni statunitensi. Fondatore nel 1923, con Gian Francesco Malipiero e Gabriele D’Annunzio, della Corporazione delle nuove musiche, divenuta in seguito sezione italiana della Società internazionale per la musica contemporanea, Casella si dedicò a un’attività di organizzatore musicale condotta con lucidità, sensibilità, apertura mentale. Nel 1930 organizzò a Venezia il primo Festival internazionale di musica contemporanea, che lo espose ad accuse di esterofilia e a una campagna diffamatoria sempre più accesa. Nel dicembre dello stesso anno fondò inoltre il Trio Italiano con il violinista Alberto Poltronieri e il violoncellista Arturo Bonucci. Nel 1932 divenne titolare del corso di perfezionamento di pianoforte dell’Accademia di S. Cecilia, nel 1934 quello dell’Accademia Chigiana di Siena, dove avrebbe tenuto i corsi di direzione d’orchestra dal 1938 al 1840 e di estetica, storia e cultura musicale dal 1840, e dove nel 1939 fondò le Settimane musicali senesi dedicate al recupero della produzione italiana dei secoli passati. Lasciò l’insegnamento in seguito al manifestarsi di un cancro, in fase già gravemente avanzata, nell’estate 1942. Tuttavia, nonostante le sofferenze e il succedersi degli interventi chirurgici, proseguì le altre attività, assumendo la direzione artistica dell’Accademia filarmonica romana per la stagione 1946-1947 e comparendo per l’ultima volta in pubblico, come pianista, in un concerto di quell’istituzione tenutosi al Teatro «Eliseo» l’11 febbraio 1947. Morì il 5 marzo dello stesso anno.
Autore vivace e prolifico, Casella dedicò un gran numero di composizioni al proprio strumento, il pianoforte: in particolare, la Pavane op. 1 (1902), le Variations sur une chaconne op. 3 (1903), la Toccata op. 6 (1904), la Sarabande op. 10 (1908), la Berceuse triste op. 14 (1909), la Barcarola op. 15 (1910), le due serie di A la manière de…, op. 17 (1911) e 17 bis (1913, composta in collaborazione con Ravel), i Nove pezzi op. 24 (1914), la Sonatina op. 28 (1916), A notte alta op. 30 (1917), gli Undici pezzi infantili op. 35 (1920), i Due ricercari sul nome BACH op. 52 (1932), i Sei studi op. 70 (1944); le Pagine di guerra op. 25 (1915), Pupazzetti op. 27 per pianoforte a quattro mani. Si segnalano inoltre le opere La Donna serpente su libretto di Cesare Vico Ludovici op. 50 (Roma, 1932), La Favola d’Orfeo su libretto di Corrado Pavolini op. 51 (Venezia, 1932), Il Deserto tentato su libretto di Pavolini op. 60 (Firenze, 1937); Notte di maggio per coro e orchestra op. 20, su testo di Giosue Carducci (1913), la Missa Solemnis Pro Pace per soprano, baritono e coro op. 71, la commedia coreografica La Giara op. 41 (Parigi, 1924), il balletto infantile La camera dei disegni op. 64 (Roma, 1940); le tre Sinfonie op. 5 (1906), 12 (1809), 63 (1940), il divertimento Scarlattiana op. 44 per pianoforte e trentadue strumenti (1926), il Concerto per violino op. 49 (1928) e quelli per pianoforte, violino e violoncello op. 56 (1933), per violoncello op. 54 (1935), per pianoforte, archi, timpani e batteria op.69 (1943); la Barcarola e Scherzo op. 4 (1903) e la Sicilienne et Burlesque op. 23 (1914) per flauto e pianoforte, le due Sonate per violoncello e pianoforte, op. 8 (1906) e 45 (1926), la Sonata a tre per violino, violoncello e pianoforte op. 62 (1938), la Sonata per arpa op.68 (1943). Attivo anche come revisore e trascrittore, Casella fu autore delle monografie L’evoluzione della musica a traverso la storia della cadenza perfetta (1923), Il Pianoforte (1937), Strawinski (1947), La tecnica dell’orchestra moderna con Virgilio Mortari (1950), dell’autobiografia I segreti della giara (1941); collaborò con i periodici «L’Homme libre» (1913), «Ars nova» (1917-1919), «La Prora» (1924), «The Christian Science Monitor» di Boston (1924-29), «L’Italia letteraria» (1931-1936).
Nel linguaggio musicale di Casella convivono rielaborazione dei modelli del passato e tensione verso la più accesa contemporaneità, verso la ricerca del nuovo attraverso cui dare vita a uno stile autenticamente nazionale, tra sincero lirismo e atteggiamenti di bonaria ironia.

 

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Nel 1902, conclusi gli studi, fu scritturato da Pierre Monteux presso il Casinò di Dieppe come pianista e, occasionalmente, direttore d’orchestra. Nel 1906 entrò a far parte come clavicembalista della Société des instruments anciens di Henri Casadesus. Nel 1907 sposò Hélène Kahn (1876-1952). Nello stesso periodo entrò in contatto con gli esponenti di spicco delle correnti musicali russe – Michail Balakirev, Alexander Glazunov, Nicolai Rimskij-KorsakovIgor Strawinsky –, Richard Strauss; stabilì una profonda amicizia con Gustav Mahler, della cui arte divenne promotore.
Nel 1911 fu nominato segretario della Société musicale indépendante e intraprese la carriera di insegnante presso il conservatorio di Parigi, assumendo per tre anni la supplenza della classe di pianoforte di Alfred Cortot. Tornò in Italia nel 1914 in occasione di una serie di esibizioni come pianista e direttore. Nel 1915 si stabilì a Roma, dove divenne titolare della cattedra di pianoforte presso l’Accademia di S. Cecilia, che mantenne fino al 1922. Nel 1917 fu tra i soci fondatori della Società nazionale di musica, divenuta poi Società italiana di musica moderna, preposta alla riscoperta del repertorio antico e alla promozione di quello contemporaneo. Divorziato dalla prima moglie nel 1919, nel 1921 sposò l’allieva Yvonne Müller, da cui nel 1928 ebbe l’unica figlia Fulvia. Nello stesso periodo intensificò la propria attività concertistica internazionale, diventando ospite fisso delle principali istituzioni statunitensi. Fondatore nel 1923, con Gian Francesco Malipiero e Gabriele D’Annunzio, della Corporazione delle nuove musiche, divenuta in seguito sezione italiana della Società internazionale per la musica contemporanea, Casella si dedicò a un’attività di organizzatore musicale condotta con lucidità, sensibilità, apertura mentale. Nel 1930 organizzò a Venezia il primo Festival internazionale di musica contemporanea, che lo espose ad accuse di esterofilia e a una campagna diffamatoria sempre più accesa. Nel dicembre dello stesso anno fondò inoltre il Trio Italiano con il violinista Alberto Poltronieri e il violoncellista Arturo Bonucci. Nel 1932 divenne titolare del corso di perfezionamento di pianoforte dell’Accademia di S. Cecilia, nel 1934 quello dell’Accademia Chigiana di Siena, dove avrebbe tenuto i corsi di direzione d’orchestra dal 1938 al 1840 e di estetica, storia e cultura musicale dal 1840, e dove nel 1939 fondò le Settimane musicali senesi dedicate al recupero della produzione italiana dei secoli passati. Lasciò l’insegnamento in seguito al manifestarsi di un cancro, in fase già gravemente avanzata, nell’estate 1942. Tuttavia, nonostante le sofferenze e il succedersi degli interventi chirurgici, proseguì le altre attività, assumendo la direzione artistica dell’Accademia filarmonica romana per la stagione 1946-1947 e comparendo per l’ultima volta in pubblico, come pianista, in un concerto di quell’istituzione tenutosi al Teatro «Eliseo» l’11 febbraio 1947. Morì il 5 marzo dello stesso anno.
Autore vivace e prolifico, Casella dedicò un gran numero di composizioni al proprio strumento, il pianoforte: in particolare, la Pavane op. 1 (1902), le Variations sur une chaconne op. 3 (1903), la Toccata op. 6 (1904), la Sarabande op. 10 (1908), la Berceuse triste op. 14 (1909), la Barcarola op. 15 (1910), le due serie di A la manière de…, op. 17 (1911) e 17 bis (1913, composta in collaborazione con Ravel), i Nove pezzi op. 24 (1914), la Sonatina op. 28 (1916), A notte alta op. 30 (1917), gli Undici pezzi infantili op. 35 (1920), i Due ricercari sul nome BACH op. 52 (1932), i Sei studi op. 70 (1944); le Pagine di guerra op. 25 (1915), Pupazzetti op. 27 per pianoforte a quattro mani. Si segnalano inoltre le opere La Donna serpente su libretto di Cesare Vico Ludovici op. 50 (Roma, 1932), La Favola d’Orfeo su libretto di Corrado Pavolini op. 51 (Venezia, 1932), Il Deserto tentato su libretto di Pavolini op. 60 (Firenze, 1937); Notte di maggio per coro e orchestra op. 20, su testo di Giosue Carducci (1913), la Missa Solemnis Pro Pace per soprano, baritono e coro op. 71, la commedia coreografica La Giara op. 41 (Parigi, 1924), il balletto infantile La camera dei disegni op. 64 (Roma, 1940); le tre Sinfonie op. 5 (1906), 12 (1809), 63 (1940), il divertimento Scarlattiana op. 44 per pianoforte e trentadue strumenti (1926), il Concerto per violino op. 49 (1928) e quelli per pianoforte, violino e violoncello op. 56 (1933), per violoncello op. 54 (1935), per pianoforte, archi, timpani e batteria op.69 (1943); la Barcarola e Scherzo op. 4 (1903) e la Sicilienne et Burlesque op. 23 (1914) per flauto e pianoforte, le due Sonate per violoncello e pianoforte, op. 8 (1906) e 45 (1926), la Sonata a tre per violino, violoncello e pianoforte op. 62 (1938), la Sonata per arpa op.68 (1943). Attivo anche come revisore e trascrittore, Casella fu autore delle monografie L’evoluzione della musica a traverso la storia della cadenza perfetta (1923), Il Pianoforte (1937), Strawinski (1947), La tecnica dell’orchestra moderna con Virgilio Mortari (1950), dell’autobiografia I segreti della giara (1941); collaborò con i periodici «L’Homme libre» (1913), «Ars nova» (1917-1919), «La Prora» (1924), «The Christian Science Monitor» di Boston (1924-29), «L’Italia letteraria» (1931-1936).
Nel linguaggio musicale di Casella convivono rielaborazione dei modelli del passato e tensione verso la più accesa contemporaneità, verso la ricerca del nuovo attraverso cui dare vita a uno stile autenticamente nazionale, tra sincero lirismo e atteggiamenti di bonaria ironia.

 

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