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Cottrau, Guillaume
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Guglielmo Cottrau (Parigi, 10 agosto 1797 – Napoli, 31 ottobre 1847), il “parigino di Mergellina”, giunse adolescente a Napoli, insieme al padre, che ricoprì importanti incarichi politici durante il decennio francese. Dopo il ritorno di Ferdinando di Borbone rimase a Napoli, dove sposò la figlia di Domenico Cirillo, dedicandosi a varie iniziative letterarie ed editoriali e, in campo musicale, allo studio delle tradizioni popolari. Si appassionò infatti alla riscoperta di antichi canti che trascrisse e riarrangiò, con gusto squisitamente contemporaneo, e che andò pubblicando nella raccolta dei Passatempi musicali, insieme a Bernard Girard, alla cui casa editrice e calcografia si era associato. La sua fu un’abile e intelligente operazione di strategia editoriale: intuì che era venuto il momento di sfruttare quel grande patrimonio in via di riscoperta, trascrisse manipolò o reinventò del tutto un repertorio ricco di perle preziose come Lo GuarracinoFenesta ca luciveMichelemmà, adeguandoli al gusto e alla sensibilità del pubblico di potenziali abbonati alle sue raccolte musicali. La pubblicazione dei Passatempi musicali stabilisce di fatto un punto di partenza: nuovi ceti borghesi iniziano a elaborare a proprio uso e consumo un genere musicale che, pur ispirandosi a temi e modi popolari – non possiamo ancora parlare di “tradizione” perché di questa non c’era ancora chiara conoscenza e consapevolezza – da questi se ne distacca diventando una forma autonoma, in breve evolutasi in quella che oggi consideriamo la forma “classica” della canzone napoletana.

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2 pubblicazioni in catalogo

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Guglielmo Cottrau (Parigi, 10 agosto 1797 – Napoli, 31 ottobre 1847), il “parigino di Mergellina”, giunse adolescente a Napoli, insieme al padre, che ricoprì importanti incarichi politici durante il decennio francese. Dopo il ritorno di Ferdinando di Borbone rimase a Napoli, dove sposò la figlia di Domenico Cirillo, dedicandosi a varie iniziative letterarie ed editoriali e, in campo musicale, allo studio delle tradizioni popolari. Si appassionò infatti alla riscoperta di antichi canti che trascrisse e riarrangiò, con gusto squisitamente contemporaneo, e che andò pubblicando nella raccolta dei Passatempi musicali, insieme a Bernard Girard, alla cui casa editrice e calcografia si era associato. La sua fu un’abile e intelligente operazione di strategia editoriale: intuì che era venuto il momento di sfruttare quel grande patrimonio in via di riscoperta, trascrisse manipolò o reinventò del tutto un repertorio ricco di perle preziose come Lo GuarracinoFenesta ca luciveMichelemmà, adeguandoli al gusto e alla sensibilità del pubblico di potenziali abbonati alle sue raccolte musicali. La pubblicazione dei Passatempi musicali stabilisce di fatto un punto di partenza: nuovi ceti borghesi iniziano a elaborare a proprio uso e consumo un genere musicale che, pur ispirandosi a temi e modi popolari – non possiamo ancora parlare di “tradizione” perché di questa non c’era ancora chiara conoscenza e consapevolezza – da questi se ne distacca diventando una forma autonoma, in breve evolutasi in quella che oggi consideriamo la forma “classica” della canzone napoletana.

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