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Mercadante, Saverio
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Saverio Mercadante nacque probabilmente ad Altamura il 17 settembre 1795. Fu avviato alla musica dal fratellastro Giacinto, dilettante di chitarra e clarinetto. Successivamente fu ammesso al Conservatorio di S. Sebastiano di Napoli, dove studiò vari strumenti (violino, violoncello, fagotto, flauto) e composizione con Nicola Zingarelli.

Le prime esperienze compositive sono legate alla sua formazione in conservatorio (piccoli brani per banda, marce, pezzi da camera) e risalgono alla seconda decade dell’Ottocento. Nel 1818 pubblicò un’arietta da camera, Se di lei t’accendi, e poco dopo il Gran concerto a 2 clarinetti, flauto e corno da caccia obbligati. In questo stesso periodo compose alcuni concerti per flauto, sinfonie e la musica per alcuni balli. 

Nel 1819-20 esordì come operista, con la composizione de L’apoteosi d’Ercole Anacreonte in Samo per il Teatro S. Carlo di Napoli. Lasciata la capitale partenopea, Mercadante si spostò a Roma, dove rappresentò Il geloso ravveduto al Teatro Valle e Scipione in Cartago al Teatro Argentina. Nello stesso anno alla Scala di Milano fu rappresentata Elisa e Claudio. Successivamente fu alla volta di Venezia e Mantova, dove furono messe in scena, rispettivamente nel 1822 e nel 1823, Andronico e Alfonso ed Elisa. 

Nel 1823 Mercadante compose per il Teatro Regio di Torino la musica per Didone abbandonata, celebre testo metastasiano. Nel 1827 altri due libretti metastasiani: l’Adriano in Siria Ezio, rappresentati rispettivamente a Torino e Lisbona. La fama ottenuta in tutta Italia gli permise di ritornare a Napoli, dove fu assunto come compositore stabile del Teatro S. Carlo, succedendo a Gioacchino Rossini

Nel 1826, grazie al grande successo ottenuto al Teatro La Fenice con Donna Caritea regina di Spagna, Mercadante fu nominato direttore della musica dell’opera italiana a Madrid, dove furono rappresentate, tra le altre, due sue opere: I due Figaro e il rifacimento de Il posto abbandonato. Nel 1828 assunse anche l’incarico di direttore del Teatro S. Carlos, a Lisbona, dove fu eseguita la sua opera Gabriella di Vergy. A Cadica rappresentò, inoltre, le opere buffe La rappresaglia Don Chisciotte alle nozze di Gamaccio. 

Nel 1831 Mercadante lasciò la penisola iberica per tornare a Napoli, dove rappresentò Zaira, per poi spostarsi a Torino e a Milano. Ricercato ancora da impresari napoletani, preferì rimettere in scena Gabriella di Vergy a Genova, dietro un cospicuo compenso. Nel 1833 fu nominato maestro di cappella a Novara. In questa fase della carriera compose soprattutto musica liturgica (messe, salmi, mottetti) e devozionale. Contemporaneamente proseguì a comporre opere per i principali teatri italiani o a rielaborare sue opere già rappresentate.

Nel 1835 si trasferì a Parigi, dove rappresentò I briganti, opera che non riscosse particolare successo, e pubblicò una raccolta di liriche da camera intitolata Les soirées italiennes. L’esperienza parigina cambiò anche l’estetica musicale del compositore, il quale, rientrato in Italia, cercò di apportare delle novità stilistiche e strutturali all’opera italiana primo-ottocentesca. Con questa prospettiva compose Il giuramento, rappresentato nel 1837 alla Scala di Milano, Elena di Feltre al San Carlo di Napoli, Le due illustri rivali a La Fenice di Venezia nel 1838, nonché Il bravo a La Scala di Milano nel 1839.

Nel 1840 tornò nuovamente a Napoli, dove assunse l’incarico della direzione del Reale Collegio di musica. Per i teatri napoletani Mercadante compose, fino al 1859, circa altre dieci opere, come Orazi e Curiazi (1846), Virginia (1849), Medea (1851) e Statira (1853). Nel 1848 compose la Sinfonia a grande orchestra, in memoria dell’appena scomparso Gaetano Donizetti

Sul finire degli anni Cinquanta Mercadante si dedicò anche alla composizione di musica celebrativa, compresi alcuni brani per l’unificazione nazionale (Inno per Vittorio EmanueleSinfonia Garibaldi) e fu nominato direttore di vari teatri napoletani. Divenuto cieco, continuò a scrivere musica: negli anni Sessanta fu rilevante la sua produzione strumentale, in particolare legata alla sinfonia ciclica (molto successo ottenne Il lamento del bardo del 1862).

Mercadante morì a Napoli il 17 dicembre 1870.

 

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Saverio Mercadante nacque probabilmente ad Altamura il 17 settembre 1795. Fu avviato alla musica dal fratellastro Giacinto, dilettante di chitarra e clarinetto. Successivamente fu ammesso al Conservatorio di S. Sebastiano di Napoli, dove studiò vari strumenti (violino, violoncello, fagotto, flauto) e composizione con Nicola Zingarelli.

Le prime esperienze compositive sono legate alla sua formazione in conservatorio (piccoli brani per banda, marce, pezzi da camera) e risalgono alla seconda decade dell’Ottocento. Nel 1818 pubblicò un’arietta da camera, Se di lei t’accendi, e poco dopo il Gran concerto a 2 clarinetti, flauto e corno da caccia obbligati. In questo stesso periodo compose alcuni concerti per flauto, sinfonie e la musica per alcuni balli. 

Nel 1819-20 esordì come operista, con la composizione de L’apoteosi d’Ercole Anacreonte in Samo per il Teatro S. Carlo di Napoli. Lasciata la capitale partenopea, Mercadante si spostò a Roma, dove rappresentò Il geloso ravveduto al Teatro Valle e Scipione in Cartago al Teatro Argentina. Nello stesso anno alla Scala di Milano fu rappresentata Elisa e Claudio. Successivamente fu alla volta di Venezia e Mantova, dove furono messe in scena, rispettivamente nel 1822 e nel 1823, Andronico e Alfonso ed Elisa. 

Nel 1823 Mercadante compose per il Teatro Regio di Torino la musica per Didone abbandonata, celebre testo metastasiano. Nel 1827 altri due libretti metastasiani: l’Adriano in Siria Ezio, rappresentati rispettivamente a Torino e Lisbona. La fama ottenuta in tutta Italia gli permise di ritornare a Napoli, dove fu assunto come compositore stabile del Teatro S. Carlo, succedendo a Gioacchino Rossini

Nel 1826, grazie al grande successo ottenuto al Teatro La Fenice con Donna Caritea regina di Spagna, Mercadante fu nominato direttore della musica dell’opera italiana a Madrid, dove furono rappresentate, tra le altre, due sue opere: I due Figaro e il rifacimento de Il posto abbandonato. Nel 1828 assunse anche l’incarico di direttore del Teatro S. Carlos, a Lisbona, dove fu eseguita la sua opera Gabriella di Vergy. A Cadica rappresentò, inoltre, le opere buffe La rappresaglia Don Chisciotte alle nozze di Gamaccio. 

Nel 1831 Mercadante lasciò la penisola iberica per tornare a Napoli, dove rappresentò Zaira, per poi spostarsi a Torino e a Milano. Ricercato ancora da impresari napoletani, preferì rimettere in scena Gabriella di Vergy a Genova, dietro un cospicuo compenso. Nel 1833 fu nominato maestro di cappella a Novara. In questa fase della carriera compose soprattutto musica liturgica (messe, salmi, mottetti) e devozionale. Contemporaneamente proseguì a comporre opere per i principali teatri italiani o a rielaborare sue opere già rappresentate.

Nel 1835 si trasferì a Parigi, dove rappresentò I briganti, opera che non riscosse particolare successo, e pubblicò una raccolta di liriche da camera intitolata Les soirées italiennes. L’esperienza parigina cambiò anche l’estetica musicale del compositore, il quale, rientrato in Italia, cercò di apportare delle novità stilistiche e strutturali all’opera italiana primo-ottocentesca. Con questa prospettiva compose Il giuramento, rappresentato nel 1837 alla Scala di Milano, Elena di Feltre al San Carlo di Napoli, Le due illustri rivali a La Fenice di Venezia nel 1838, nonché Il bravo a La Scala di Milano nel 1839.

Nel 1840 tornò nuovamente a Napoli, dove assunse l’incarico della direzione del Reale Collegio di musica. Per i teatri napoletani Mercadante compose, fino al 1859, circa altre dieci opere, come Orazi e Curiazi (1846), Virginia (1849), Medea (1851) e Statira (1853). Nel 1848 compose la Sinfonia a grande orchestra, in memoria dell’appena scomparso Gaetano Donizetti

Sul finire degli anni Cinquanta Mercadante si dedicò anche alla composizione di musica celebrativa, compresi alcuni brani per l’unificazione nazionale (Inno per Vittorio EmanueleSinfonia Garibaldi) e fu nominato direttore di vari teatri napoletani. Divenuto cieco, continuò a scrivere musica: negli anni Sessanta fu rilevante la sua produzione strumentale, in particolare legata alla sinfonia ciclica (molto successo ottenne Il lamento del bardo del 1862).

Mercadante morì a Napoli il 17 dicembre 1870.

 

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Saverio Mercadante nacque probabilmente ad Altamura il 17 settembre 1795. Fu avviato alla musica dal fratellastro Giacinto, dilettante di chitarra e clarinetto. Successivamente fu ammesso al Conservatorio di S. Sebastiano di Napoli, dove studiò vari strumenti (violino, violoncello, fagotto, flauto) e composizione con Nicola Zingarelli.

Le prime esperienze compositive sono legate alla sua formazione in conservatorio (piccoli brani per banda, marce, pezzi da camera) e risalgono alla seconda decade dell’Ottocento. Nel 1818 pubblicò un’arietta da camera, Se di lei t’accendi, e poco dopo il Gran concerto a 2 clarinetti, flauto e corno da caccia obbligati. In questo stesso periodo compose alcuni concerti per flauto, sinfonie e la musica per alcuni balli. 

Nel 1819-20 esordì come operista, con la composizione de L’apoteosi d’Ercole Anacreonte in Samo per il Teatro S. Carlo di Napoli. Lasciata la capitale partenopea, Mercadante si spostò a Roma, dove rappresentò Il geloso ravveduto al Teatro Valle e Scipione in Cartago al Teatro Argentina. Nello stesso anno alla Scala di Milano fu rappresentata Elisa e Claudio. Successivamente fu alla volta di Venezia e Mantova, dove furono messe in scena, rispettivamente nel 1822 e nel 1823, Andronico e Alfonso ed Elisa. 

Nel 1823 Mercadante compose per il Teatro Regio di Torino la musica per Didone abbandonata, celebre testo metastasiano. Nel 1827 altri due libretti metastasiani: l’Adriano in Siria Ezio, rappresentati rispettivamente a Torino e Lisbona. La fama ottenuta in tutta Italia gli permise di ritornare a Napoli, dove fu assunto come compositore stabile del Teatro S. Carlo, succedendo a Gioacchino Rossini

Nel 1826, grazie al grande successo ottenuto al Teatro La Fenice con Donna Caritea regina di Spagna, Mercadante fu nominato direttore della musica dell’opera italiana a Madrid, dove furono rappresentate, tra le altre, due sue opere: I due Figaro e il rifacimento de Il posto abbandonato. Nel 1828 assunse anche l’incarico di direttore del Teatro S. Carlos, a Lisbona, dove fu eseguita la sua opera Gabriella di Vergy. A Cadica rappresentò, inoltre, le opere buffe La rappresaglia Don Chisciotte alle nozze di Gamaccio. 

Nel 1831 Mercadante lasciò la penisola iberica per tornare a Napoli, dove rappresentò Zaira, per poi spostarsi a Torino e a Milano. Ricercato ancora da impresari napoletani, preferì rimettere in scena Gabriella di Vergy a Genova, dietro un cospicuo compenso. Nel 1833 fu nominato maestro di cappella a Novara. In questa fase della carriera compose soprattutto musica liturgica (messe, salmi, mottetti) e devozionale. Contemporaneamente proseguì a comporre opere per i principali teatri italiani o a rielaborare sue opere già rappresentate.

Nel 1835 si trasferì a Parigi, dove rappresentò I briganti, opera che non riscosse particolare successo, e pubblicò una raccolta di liriche da camera intitolata Les soirées italiennes. L’esperienza parigina cambiò anche l’estetica musicale del compositore, il quale, rientrato in Italia, cercò di apportare delle novità stilistiche e strutturali all’opera italiana primo-ottocentesca. Con questa prospettiva compose Il giuramento, rappresentato nel 1837 alla Scala di Milano, Elena di Feltre al San Carlo di Napoli, Le due illustri rivali a La Fenice di Venezia nel 1838, nonché Il bravo a La Scala di Milano nel 1839.

Nel 1840 tornò nuovamente a Napoli, dove assunse l’incarico della direzione del Reale Collegio di musica. Per i teatri napoletani Mercadante compose, fino al 1859, circa altre dieci opere, come Orazi e Curiazi (1846), Virginia (1849), Medea (1851) e Statira (1853). Nel 1848 compose la Sinfonia a grande orchestra, in memoria dell’appena scomparso Gaetano Donizetti

Sul finire degli anni Cinquanta Mercadante si dedicò anche alla composizione di musica celebrativa, compresi alcuni brani per l’unificazione nazionale (Inno per Vittorio EmanueleSinfonia Garibaldi) e fu nominato direttore di vari teatri napoletani. Divenuto cieco, continuò a scrivere musica: negli anni Sessanta fu rilevante la sua produzione strumentale, in particolare legata alla sinfonia ciclica (molto successo ottenne Il lamento del bardo del 1862).

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