Disponibile da oggi su tutte le piattaforme l’album NIGHTHAWKS, chamber works for flute, cello and piano, l’album di esordio, in veste di compositore, di Andrea Battistoni.
Conosciuto a livello internazionale come direttore d’orchestra, Battistoni affida a questo album il suo primo progetto discografico interamente dedicato alle proprie composizioni. Al centro, la musica da camera: uno spazio di prossimità e di ascolto condiviso, in cui il dialogo tra pochi strumenti restituisce al gesto musicale una dimensione più raccolta e personale.
A interpretare le cinque composizioni che formano l’album sono Tommaso Benciolini (flauto), Ludovico Armellini (violoncello) e Leonora Armellini (pianoforte).
“I complessi cameristici sono una dimensione del “far musica” di cui sento molto la mancanza.
Spesso mi trovo a rimpiangere con nostalgia il mio passato di violoncellista e la gioia che apporta la musica da camera: un dialogo tra pochi strumentisti, da condividere con un pubblico raccolto, in un contesto più intimo rispetto ai concerti sinfonici e alle rappresentazioni operistiche cui la professione di direttore d’orchestra mi espone con frequenza.
Questo album raccoglie pagine nate da suggestioni molteplici, sorte tanto da impulsi spontanei quanto da commissioni o richieste di amici musicisti incuriositi dalle mie composizioni.
La mia gratitudine va alla passione e alla straordinaria dedizione che Tommaso Benciolini, Leonora e Ludovico Armellini hanno dedicato a queste composizioni, arricchendole del loro prezioso contributo di interpreti.”
Trovo la forma del “Tema con variazioni” alla base stessa di un primordiale senso del comporre musicale. Certamente lo è stata nel mio percorso, fin dai primi tentativi e dalle improvvisazioni di gioventù sul violoncello e al pianoforte. Le variazioni ricorrono spesso nel corpus delle mie opere e di volta in volta si colorano di un senso e di una ricerca nuovi. Non pongo un numero d’opus ai miei lavori, ma se dovessi designarne uno col titolo ideale di opera n.1, questo andrebbe sicuramente alle “Merry Gentlemen” Variations. Eseguite per la prima volta a Verona nella Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico nel 2012, questa serie di variazioni trae origine dal noto canto natalizio anglosassone “God rest you merry gentlemen”. In questa composizione ho trovato per la prima volta una voce che tuttora, a distanza di anni, sento mia. Nel variegato mix di influenze e stili vedo la fascinazione per linguaggi musicali differenti, sotto l’egida di quell’Eclettismo invocato da Leonard Bernstein nel memorabile ciclo di conferenze delle Norton Lectures.
Nascono qui alcuni tratti ricorrenti della mia scrittura: un lirismo debitore della musica popular e del “cantare” italiano; il fascino per il pedale tenuto del pianoforte, in grado di mescolare armonie e creare aloni sonori; l’energia dei ritmi irregolari e di danza.
Waltzing Tune omaggia il flauto, cercando di esaltarne il lato lirico quanto quello più sorprendentemente jazzy, caratteristiche che ben si attagliano al carattere dell’amico flautista Tommaso Benciolini, dedicatario di tanti miei lavori per questo strumento.
Ho invece atteso a lungo prima di dedicare al violoncello una Sonata.
Desideravo concepire un’opera meditata ed estesa, sulla scia delle grandi pagine scritte per il mio strumento da autori che amo molto, Rachmaninoff e Shostakovich su tutti, senza dimenticare Debussy. Il periodo di interruzione forzata dai viaggi e dal lavoro portato dalla pandemia del 2020 mi ha regalato il tempo di dedicarmi a questo progetto a lungo vagheggiato. E’ nato così un brano che sento molto, al pari di un autoritratto in musica.
Il primo movimento, Nighthawks, non è direttamente ispirato al celebre dipinto di Edward Hopper, ma evoca la stessa atmosfera notturna, sospesa, malinconica e vagamente inquietante.
Tecnicamente impegnativo, il successivo Scherzo richiede agli esecutori agilità e “salti” acrobatici tanto quanto gli spericolati funambolismi del Parkour.
La Ballad è un momento di lirica effusione, preludio elegiaco al Finale, in cui il brano è portato ad una vorticosa e coinvolgente chiusa.
Sogni, ambizioni, terrori, speranze, gioie…in questa musica, di me c’è tutto.
I Five Preludes sono brevi pagine nate tutte da improvvisazioni al pianoforte, in camerino nell’attesa dell’inizio di un concerto o nel mio studio veronese, quasi sempre all’imbrunire.
Quelle iniziali suggestioni hanno chiesto di venire sviluppate in fogli d’album che spero colgano, come un’istantanea, la spontaneità delle intuizioni da cui sono scaturite.
L’album si chiude con Afterthoughts, una romanza senza parole per violoncello e pianoforte, nata appositamente per questa incisione.
Una chiusa meditativa, dove la musica cerca di dialogare coi suoi ascoltatori su un piano scopertamente emotivo.
Non amo l’etichetta di Neo-romanticismo perché, per dirla con Luciano Berio, non c’è bisogno di scomodare la grande scuola Romantica ottocentesca con paragoni che lasciano il tempo che trovano.
Ma è altrettanto vero che, per me, la musica sia fatta della stessa sostanza delle emozioni che cerca di evocare. O dei sogni, come preferite…
Andrea Battistoni
[Registrazione, editing e mix: Paolo Alberta (Cicaleto Recording Studio, Arezzo)]



