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Stefano Pilia, IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI
Stefano Pilia, IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI

Con In Girum Imus Nocte Et Consumimur Igni, titolo palindromo che si traduce in “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, il compositore e chitarrista Stefano Pilia firma uno dei suoi lavori più intensi e visionari. L’album si articola in un dittico speculare di trittici: tre brani per lato, nel vinile prodotto da Die Schachtel, strutturati secondo principi di simmetria armonica, melodica e narrativa.

Attraverso un uso sapiente, astratto e non convenzionale della chitarra elettrica, filtrata e moltiplicata da un complesso dispositivo elettronico, Pilia costruisce paesaggi sonori di ampiezza quasi sinfonica. Il suono si espande oltre i confini dello strumento, evocando suggestioni elettroacustiche, minimaliste, ambientali e forme indeterminate della contemporaneità. A rendere ancora più ricca la drammaturgia, i due brani conclusivi di ciascun lato ospitano il violino di Rodrigo D’Erasmo (Gangs of New York, Afterhours) e il pianoforte di David Grubbs (Codeine, Gastr del Sol, The Red Krayola), dando vita a una trama emotiva e simbolica che va oltre la pura scrittura strumentale.

L’unica eccezione alla regola dell’organicità sonora è il brano Et Consumimur Igni, che incorpora campionamenti manipolati di musica vocale di Giovanni Pierluigi da Palestrina, portando la voce umana all’interno della narrazione sonora dell’album. Questo stesso brano è stato inoltre incluso nella colonna sonora del film documentario su Lindsay Kemp diretto da Edoardo Gabbriellini.

Il disco si muove lungo un tracciato di narrazione simbolica e alchemica, ispirata, anche formalmente, alla Divina Commedia e alle sezioni della Nekyia dell’Odissea di Omero, in particolare il libro IX. La scrittura armonica di Pilia si rifà al metro dell’endecasillabo dantesco, da cui nasce una struttura palindroma di sedici accordi che attraversa l’intero lavoro come un filo segreto e coerente.

Pur trattandosi, a livello tecnico, di un lavoro per chitarra sola, In Girum Imus Nocte Et Consumimur Igni si impone come un’opera complessa e stratificata, sospesa tra luce e abisso, melanconia e ascesi. Un viaggio interiore che si nutre di riferimenti letterari, filosofici e spirituali, da Jung a Hillman, da Emily Dickinson a P. K. Dick, e che invita l’ascoltatore a perdersi nel suono per ritrovarsi in un altrove fatto di silenzio, materia e fuoco.

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